Dormire con i genitori a 5 anni è una situazione più comune di quanto si possa pensare. Il cosleeping è infatti una pratica del tutto naturale e molto diffusa soprattutto nella parte non occidentale del mondo. In questi Paesi, dormire insieme in un unico letto è considerato del tutto normale e i genitori vivono questa esperienza in totale serenità. In Occidente, invece, questa pratica viene etichettata come fautrice di dipendenza e scarsa autonomia e per questo non socialmente accettata. Ecco allora che, se ci si ritrova a dormire insieme al proprio piccolo di 5 anni, ci si sente in colpa o “sbagliati”. In realtà non è così. Si tratta infatti di un bisogno naturale, che semmai dobbiamo cercare di capire e accogliere, se necessario. In questi casi, infatti, occorre distinguere le situazioni e valutare se il cosleeping sia avviato da tempo o se il bimbo abbia deciso di dormire con i genitori proprio a partire dai 5 anni. Nel secondo caso, ad esempio, è bene fare attenzione e individuare la causa di questo improvviso cambiamento.
Dormire con i genitori a 5 anni: perché accade?
Naturalmente, al di là delle cause, il cosleeping potrebbe non essere più gradito ai genitori o potrebbe risultare scomodo. E’ in questi casi che entrambi decidono di rivolgersi ad una consulente del sonno, in modo da aiutare il bambino ad addormentarsi autonomamente nel proprio lettino. Sì perché, per quanto il cosleeping sia una pratica naturale e che non deve spaventare i genitori, c’è anche da dire che non è per tutti. E allora in questi casi è bene comprendere le ragioni alla base di questo bisogno e guidare il piccolo verso un addormentamento autonomo dolce e sereno.
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Disagio a scuola o con gli amici
Se, ad esempio, il bambino dormiva da solo fino a qualche giorno prima e ora invece vuole dormire con i genitori, è possibile che sia accaduto qualcosa, magari a scuola o durante attività extrascolastiche. Non solo, se a casa c’è un clima di tensione e litigi costanti, è possibile che il piccolo si senta a disagio. In tutti questi casi, la reazione è quella di ricercare maggiormente il genitore, anche e soprattutto di notte. L’addormentamento, infatti, rappresenta il momento di separazione più importante, che il bambino vive con difficoltà, in particolar modo se non è sereno. E non finisce qui. Il disagio del bimbo potrebbe derivare da cambiamenti improvvisi nella routine famigliare. La partenza di un genitore, un trasloco, il cambio di scuola, babysitter potrebbero ad esempio destabilizzare il bambino. Tutto questo si traduce in un aumento dell’ansia da separazione e, quindi, in un maggior bisogno di contatto e vicinanza con uno o entrambi i genitori.
Nascita di un fratellino e una sorellina
Il cambiamento più grande, però, che corrisponde a un vero e proprio terremoto è senza dubbio la nascita di un fratellino o una sorellina. Il bambino vive infatti una vera e propria fase di smarrimento. Ha paura di non essere più desiderato e il suo incubo più grande è che il nuovo arrivato prenda il suo posto. Da qui scaturisce la gelosia, che può manifestarsi nei modi più diversi. Un bisogno di maggiore contatto e vicinanza con i genitori è uno di questi.
Dormire con i genitori a 5 anni: quando interrompere?
E se il cosleeping può rappresentare un’esigenza temporanea del piccolo, legata a cause ben precise, vi sono poi situazioni molto diverse. Esistono infatti bambini abituati da sempre a dormire nel lettone. Anche in questi casi, però, i genitori potrebbero cominciare a volere una maggiore indipendenza, spingendo il bimbo a dormire nella sua cameretta.
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Per questo voglio dirti che non esiste un momento giusto per interrompere il cosleeping, ma esiste solo quello giusto per te. Di conseguenza, se sei stanco/a di questa situazione e vuoi aiutare il tuo bambino a dormire da solo e nella sua stanza, allora il mio consiglio è di agire. In particolare, se tuo figlio fa fatica ad addormentarsi da solo, ti suggerisco di acquistare la mia guida “Addormentamento in autonomia”, a soli 26 euro!

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