Se l’ansia da separazione sonno è entrata nella tua vita all’improvviso… tipo così:
“Prima si addormentava meglio.”
“Poi da una settimana non vuole staccarsi.”
“Si sveglia e mi cerca come se fosse urgente.”
…voglio dirti una cosa che spesso cambia l’aria in casa:
Non stai tornando indietro.
Stai attraversando una fase di sviluppo che, per molti bambini, rende la sera e la notte più “appiccicose”.
E sì: può succedere proprio quando pensavi di aver trovato un equilibrio.
Ansia da separazione sonno: perché può disturbare il sonno (soprattutto 8–12 mesi e oltre)
Per tanti bambini, l’ansia da separazione emerge o si intensifica nella seconda metà del primo anno e può influenzare addormentamento e risvegli.
- L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù collega i risvegli/agitazione tra 8–12 mesi anche all’ansia da separazione, considerata una fase normale dello sviluppo.
- Anche l’AAP spiega che, a partire dalla seconda metà del primo anno, la separazione può portare a notti più interrotte.
Tradotto: non è “capriccio”.
È il cervello che fa una cosa molto umana:
“Se non ti vedo, devo controllare che tu ci sia per sentirmi al sicuro.”
E indovina quando è più difficile “non vederti”?
Quando si spegne la luce.
Il principio che cambia tutto: prima connessione, poi cooperazione
Con ansia da separazione sonno, qui entra la tua bussola.
Quando un bambino vive una separazione (anche solo quella del sonno), spesso non “collabora” di più se lo spingiamo.
Collabora di più quando sente:
- “Ci sei.”
- “Mi capisci.”
- “Mi accompagni.”
Questa idea è molto coerente con l’approccio di Gordon Neufeld sulla relazione come base della disponibilità a lasciarsi guidare. Ed è in linea con la prospettiva di Dan Siegel e Tina Payne Bryson: prima regolazione/connessione, poi cambiamento.
Quindi la domanda non è: “Come lo faccio smettere?”
La domanda è: “Come lo aiuto a sentirsi al sicuro mentre scivola nel sonno?”
Ansia da separazione sonno: 3 strategie gentili che aiutano davvero quando “mi cerca di notte”
Qui ti do azioni piccole che non rompono la relazione ma aiutano tantissimo con ansia da separazione sonno.
1) Dai “più sicurezza”, non “più fatica”
Non devi strafare. L’obiettivo non è aggiungere mille cose.
È anticipare il bisogno di sicurezza in questa fase, così il cervello non deve “controllare” continuamente dov’è la mamma.
Quando un bambino si sveglia e deve preoccuparsi di: “Dove sei? Non ti vedo.” l’ansia sale.
Quando invece sente subito: “Mamma c’è. È tutto sotto controllo.” il corpo scende più in fretta.
Paradosso vero: spesso, proprio nel momento in cui smettiamo di “metterlo giù di continuo” e diventiamo un ponte stabile (più vicini, più prevedibili), lui si rilassa… e inizia a staccarsi da solo.
👉 Cosa significa in pratico:
- entra con calma e con lo stesso copione
- voce bassa + mano sul corpo + frase fissa
- poi, quando lo senti scendere, alleggerisci (non sparire di colpo)
Nota importante: dare più sicurezza non significa restare svegli tutta la notte. Significa essere prevedibili e poi alleggerire gradualmente.
2) Dai segnali di “continuità” prima di dormire
Questa è un’idea molto vicina ai concetti di “bridging” (il ponte) che molte famiglie trovano utilissima: rendere la separazione più morbida con continuità e segnali ripetuti. (Neufeld Institute parla proprio del “bridging the night”.)
Esempi pratici:
- “Ci vediamo al mattino, e io sarò qui.” (stessa frase ogni sera)
- “Ti ascolto anche se sono nell’altra stanza.”
- una playlist sempre uguale/una ninna fissa
- un oggetto ponte (peluche, copertina, lucina)
Il cervello ama la prevedibilità: quando sa cosa succede, si aggrappa meno.
3) Non trattare l’ansia come un problema da eliminare
Trattala come un bisogno che va guidato.
È qui che Deborah MacNamara è molto utile: quando la notte “fa paura” o la separazione pesa, spesso serve un ponte emotivo più che una tecnica.
Micro-frasi (che calmano più di mille spiegazioni):
- “Lo so, è difficile separarsi.”
- “Io sono qui. Respiriamo.”
- “Non sei solo. Ti accompagno.”
(Scegline una e usala spesso: è la ripetizione che costruisce sicurezza.)
Ansia da separazione sonno: Una storia vera
Una mamma mi disse:
“Non capisco. Sembrava andare meglio… e ora mi cerca come se fosse in emergenza. Non riesco nemmeno ad alzarmi più per i pisolini”
Nel loro caso, non era “regressione misteriosa”. Era separazione + stanchezza + transizione troppo brusca.
Abbiamo cambiato tre cose minuscole:
- connessione piena prima di iniziare
- scarico breve prima del letto
- un “ponte” notturno sempre uguale (stessa frase, stessi passi)
Dopo qualche giorno mi ha scritto:
“Riesco finalmente a poggiarlo e sta dormendo nel lettino. Una cosa che era impensabile la settimana scorsa. Non è più una lotta.”
E per me questa è la misura più importante:
più sicurezza, meno lotta.
Errori comuni (fatti con amore) che spesso peggiorano tutto
- allungare la routine all’infinito (diventa estenuante)
- cambiare strategia ogni sera (il cervello non trova appigli)
- trasformare il distacco in “prova” (“vediamo se ce la fa”)
- ignorare il tuo carico emotivo (anche tu hai bisogno di un piano semplice)
Vuoi un percorso guidato (senza forzature)?
Due strade semplici:
1) Risorsa specifica (consigliata) per ansia da separazione sonno
✨ Guida: Ansia da Separazione
La guida passo-passo per capire cosa succede, cosa aspettarti e come costruire un ponte serale/notturno che protegge la relazione.
2) Se il tuo bimbo è tra 5–24 mesi
🟠 Lista d’attesa 5–24 mesi (in arrivo)
Sto preparando il percorso completo per questa fascia, con un metodo chiaro e gentile.
FAQ rapide
1) È normale che peggiori all’improvviso?
Sì: può essere una fase di sviluppo. Diverse fonti pediatriche lo descrivono come normale nella seconda metà del primo anno.
2) Devo restare sempre finché dorme?
Non necessariamente. L’obiettivo è costruire prevedibilità e sicurezza, poi (se vuoi) rendere la presenza più leggera nel tempo, senza strappi.
3) E se piange?
Il punto non è “mai pianto”. Il punto è pianto accompagnato: presenza, voce, contenimento. Nel tuo approccio non si lascia piangere da solo.
4) Quanto dura questa fase?
È variabile. L’NHS la descrive come una parte normale dello sviluppo e dà strategie pratiche per attraversarla.




